Una tecnologia in piena evoluzione, la realtà virtuale, viene sempre più utilizzata in medicina e in campo preventivo, e sta cambiando radicalmente il settore: si usa per trattare fobie, depressione e altri disturbi neuropsichiatrici. L’esperienza virtuale consente al corpo di acquisire nuove competenze e capacità, e tutto indica che nel prossimo futuro la medicina utilizzerà sempre più dispositivi di realtà virtuale. Nel mondo, moltissime persone soffrono di qualche forma di dipendenza o di disturbo da uso di sostanze psicoattive.
Le tecniche di realtà virtuale possono avere un impatto importante su chi cerca un trattamento e svolgere un ruolo significativo nel combattere i sentimenti di sconfitta e insicurezza. Rifiutando ripetutamente la sostanza in uno scenario virtuale, le persone costruiscono la fiducia di poterlo fare nel mondo reale, e mantengono quella fiducia nelle proprie capacità anche durante le altre fasi del trattamento.
I vantaggi della realtà virtuale nella cura delle dipendenze
Gli scienziati del Virtual Reality Center dell’Università di Houston sono pionieri nell’uso terapeutico della realtà virtuale. I ricercatori hanno ottenuto ottimi risultati con la terapia in VR per aiutare i fumatori a resistere alla tentazione, in qualunque punto del percorso di disintossicazione si trovino.
Il gruppo ha sviluppato una “grotta dell’eroina” virtuale che ricrea completamente l’atmosfera in cui vengono utilizzate le droghe. Uno dei responsabili del progetto, Patrick Bordnick, ritiene che un programma simile aiuterà le persone dipendenti durante il percorso di riabilitazione: una simulazione delle condizioni in cui il paziente fa abitualmente uso di sostanze consente di studiarne meglio il comportamento e di combattere la dipendenza in modo più efficace.
La “grotta dell’eroina” è stata realizzata con otto telecamere a infrarossi che proiettano avatar 3D nella realtà virtuale e creano un ambiente con cui il paziente può interagire. Il programma mette l’utente in una sorta di festa in cui le persone fanno uso di droghe, con un’atmosfera resa il più realistica possibile: banconote arrotolate sparse sul tavolo, un accendino, una scatola di pizza aperta. Lo sviluppo ha già dato risultati: studi precedenti sull’effetto della realtà virtuale sulla dipendenza da nicotina hanno dimostrato che, dopo un ciclo di questo tipo, per i fumatori è più facile astenersi.
L’obiettivo è provocare un desiderio intenso nel paziente e testare quanto è pronto ad affrontarlo in un ambiente normale, dopo la fine del trattamento. Gli scienziati osservano che questo metodo risulta più efficace del solo colloquio con lo specialista.
Come funziona
La realtà virtuale è progettata per simulare la percezione della realtà, per creare un mondo nuovo. Sul piano fisico, la tecnologia “inganna” alcune parti del cervello.
L’amigdala, che svolge un ruolo chiave nel plasmare le emozioni, fa reagire il cervello come se l’immagine VR fosse reale. Allo stesso tempo i lobi frontali “dicono” alla persona di essere al sicuro, che si tratta di una finzione e che la minaccia è simulata. Una risposta emotiva reale ma leggermente attenuata rende la VR parte della terapia dell’esposizione per pazienti con disturbo da stress post-traumatico e altri disturbi d’ansia, permettendo loro di controllare le proprie paure: un paziente che ha paura delle altezze si ritrova su un pavimento di vetro virtuale, un veterano di guerra torna sul campo di battaglia per superare il trauma, senza rischi reali.
La realtà virtuale è una tecnologia in rapida evoluzione: continua a migliorare e a diventare più accessibile, con nuovi visori e software innovativi ogni anno. Il suo potenziale in medicina è ancora in gran parte da esplorare e, per una diffusione più ampia nelle istituzioni sanitarie, serve un cambio di atteggiamento: medici e pazienti devono essere aperti a questi cambiamenti, perché le applicazioni sanitarie della VR sono destinate a una crescita esplosiva nei prossimi anni.